Eugenio Taccini. Omaggio al maestro
6 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026
Memoria, invenzione e libertà della ceramica
La mostra “Eugenio Taccini. Omaggio al maestro” nasce per celebrare una figura centrale dell’arte ceramica toscana del secondo Novecento. Pittore, illustratore, scultore e ceramista, Eugenio Taccini ha saputo trasformare la ceramica in un linguaggio poetico e narrativo, capace di unire tradizione, sperimentazione e profonda libertà espressiva. Questo omaggio al maestro non è soltanto un riconoscimento formale, ma un viaggio dentro una ricerca artistica che ha saputo parlare al territorio e, allo stesso tempo, superarne i confini.
Promossa dalla Fondazione Ceramica Montelupo Onlus con il Comune di Montelupo Fiorentino, e sostenuta da Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze e Banca Cambiano 1884 Spa, l’esposizione ripercorre le tappe più significative del lavoro di Taccini. Il visitatore è accompagnato attraverso forme, colori e narrazioni che restituiscono la vitalità inesauribile del fare artistico e il legame profondo con Montelupo.
Le radici. Il legame con la ceramica di Montelupo
La storia di Eugenio Taccini coincide con la storia ceramica di Montelupo Fiorentino. Nato in una famiglia di ceramisti da generazioni, entra a soli undici anni nella bottega del padre Orlando. Qui apprende il mestiere con rigore e pazienza: bordi ai piatti, sigle sul fondo, decori ripetuti, esercizio quotidiano. La fabbrica diventa scuola, mondo e misura del tempo, scandito dalle fornaci e dal lavoro condiviso.
Questo apprendimento severo non limita la sua creatività, ma ne diventa il fondamento. È proprio da questa disciplina che nasce la sua capacità di muoversi liberamente tra tradizione e invenzione, trasformando il sapere artigiano in linguaggio personale.
Influenze e nuove visioni
Negli anni della formazione Taccini incontra figure decisive nelle fabbriche locali dei fratelli Allegranti, di Tolmino Bellucci e di Bitossi. Aldo Londi, Bruno Bagnoli, Marz Mannucci ed Ettore Sottsass rappresentano riferimenti importanti, dai quali assorbe suggestioni tecniche e visioni artistiche che confluiscono nella sua identità.
Nel 1967, con l’apertura dell’azienda di famiglia, trova finalmente lo spazio per sviluppare una ricerca autonoma. Per quasi trent’anni lavora insieme ai fratelli e al padre Orlando, costruendo un equilibrio solido tra continuità e sperimentazione. Nel 1996, sentendo conclusa quella fase, sceglie un nuovo inizio, affiancato dalla figlia Lea.
Gli Arlecchini e Pinocchio
La svolta creativa arriva con la scoperta di frammenti di antichi Arlecchini rinascimentali negli scavi di Montelupo. Da quel momento nasce un ciclo di opere vibranti e irripetibili. Per Taccini l’Arlecchino non è una maschera, ma un carattere, un’energia, una voce. Ogni pezzo è unico, inseparabile dall’impeto creativo del suo autore.
Da qui prende forma anche il ciclo dedicato a Pinocchio. Burattino e bambino, simbolo universale di trasformazione, Pinocchio diventa per Taccini un compagno di viaggio. Le sue opere dialogano con il pubblico attraverso pannelli, sculture e installazioni, esposte in Italia, in Europa e nel Nord America. Tra le opere pubbliche si ricordano la statua monumentale al Meyer di Firenze, l’Albero di Pinocchio a Collodi e le biciclette in ceramica poste all’ingresso di Montelupo.
Ancora oggi un’eredità viva
Per anni Eugenio Taccini ha lavorato nel suo laboratorio nel centro storico di Montelupo, un antico mulino sul fiume Pesa. Decorava ancora “sull’uscio”, come gli artigiani di un tempo, mantenendo vivo il dialogo con la comunità. Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana e attivo anche nell’impegno civico, ha lasciato un’eredità profonda e duratura.
“Eugenio Taccini – Omaggio al maestro” è il tentativo di raccontare il senso di una ricerca che continua a parlare al presente, mostrando come la ceramica possa essere memoria, gesto e visione futura.






