MONSTER!
MONSTER!
MAURIZIO GALANTE & TAL LANCMAN
Ceramica OFF 2022
Ci raccontiamo storie, inventiamo i nostri miti personali, immaginiamo paesaggi nei quali il nostro mostro potrebbe esistere. Una volta che questi parametri sono definiti, possiamo immergerci a pieno in questo mondo parallelo. Nel tempo, abbiamo assimilato i mostri dentro il nostro più profondo e intimo regno immaginario, in cui essi vagano liberi e sono parte integrante del nostro essere.

MONSTER!
A cura di Silvana Annicchiarico
Il duo di artisti Maurizio Galante e Tal Lancman presenta una serie di opere d’arte create nel loro linguaggio distintivo, realizzate a Montelupo con la curatela di Silvana Annicchiarico. MONSTER! è l’apice della continua collaborazione di Galante & Lancman con gli artigiani Sergio Pilastri e Luca Vanni, a seguito della loro partecipazione all’esposizione di gruppo presso la Fondazione Museo Montelupo avvenuta lo scorso anno. Per questa mostra hanno concepito una serie di oggetti che sublimano la vita quotidiana e oggetti dalla monumentale presenza mistica. Presenteranno un set di stoviglie composto da 333 pezzi unici, i loro vasi in ceramica “Explosion” e i vasi ricamati, oltre a sculture.
Kaiju, che letteralmente significa strane bestie, si oppone alla nozione occidentale di mostri, percepiti come una rappresentazione di un male assoluto da combattere, distruggere e far scomparire. Invece, la percezione dei mostri Kaiju è completamente diversa: nati dai misfatti degli esseri umani, essi sono degli ibridi con elementi propri delle forme di vita naturali – come mammiferi, insetti, volatili o piante – che hanno subìto l’impatto delle trasgressioni ambientali degli esseri umani. Inquinamento, test nucleari e altri interventi avversi hanno mutato quegli organismi viventi, generando allarmanti emarginati, vittime/nemici dell’umanità, con lo scopo di richiamare alla mente i nostri peccati.
GLI ARTISTI

Maurizio Galante
Dopo gli studi in Italia si è trasferito a Parigi, dove nel 2008 è stato nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere. I suoi lavori, caratterizzati dall’ossessiva ricerca dei volumi e dalla figura della ripeti-zione, si muovono sul confine fra arte, moda e design. Le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti di prestigiosi musei come il Mobilier National, il Musée des Arts Décoratifs e la Cartier Foundation for Contemporary Art di Parigi, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Kyoto Costume Institute di Kyoto e il MoMA di New York.
Tal Lancman
Israeliano, dopo gli studi a Gerusalemme e Tel Aviv da anni vive e lavora a Parigi. Designer e trend forecast analyst, pone al centro delle sue ricerche il concetto di trasversalità, muovendosi al croce-via fra arte, moda e design. Le sue sculture, fotografie e installazioni artistiche sono state ospitate in prestigiosi musei come il Musée des Arts Décoratifs di Parigi il Musée d’Art et d’industrie di Saint-Etienne, la Triennale di Milano, il MoMA di New York, il Museo Erets Israel di Tel Aviv. Dal 1995 al 2008 è stato redattore e direttore creativo per la rivista VIEW.

LA CURATRICE
Silvana Annicchiarico è architetto, vive a Milano, svolge attività di ricerca, di critica e di didattica. È consulente per enti pubblici e aziende. Attraverso progetti espositivi ed editoriali si occupa di temi contemporanei, dell’opera di grandi maestri e di nuovi protagonisti del design. Dal 2007 al 2018 è stata Direttore del Triennale Design Museum della Triennale di Milano.
Blu Zaffera
Blu Zaffera
A cura di Benedetta Falteri e Alessio Ferrari
24 giugno – 31 luglio
Cèramica 2022

In occasione di Ceramica OFF 2022, è stata inaugurata presso la Galleria FACTO di Montelupo Fiorentino, Blu Zaffera, un progetto artistico, riservato ai ceramisti, artigiani, manifatture e artisti della Strada della Ceramica di Montelupo Fiorentino sul tema del Blu Zaffera.
I progetti riguardano un’interpretazione personale del tema proposto, che abbia al centro lo sviluppo di una progettualità in ambito contemporaneo con l’utilizzo del materiale ceramico, in forma di opera in ceramica contemporanea, ma anche performance artistica, video, installazione da proporre al pubblico della manifestazione. La mostra è stata curata da Benedetta Falteri, direttrice della Fondazione Museo Montelupo, e da Alessio Ferrari, conservatore.
La mostra è stata riproposta, in una versione ampliata, con opere di altri ceramisti, alla Villa Caruso Bellosguardo (Lastra a Signa), dal 21 Gennaio al 5 Marzo 2023.
«La Zaffera. E’ da qui che nasce la tradizione, non solo di Montelupo, ma di tutti i centri di ceramica del Centro Italia. E’ con la Zaffera, con il suo blu intenso e corposo, che si trasforma lo smalto liscio degli orcioli, dei boccali e dei bacili in una superficie ondulata, sulla quale l’andamento del decoro, oltre che con gli occhi, può essere seguito anche con il tatto. E, come sempre accade, è da questa innovazione tecnica che i vasai prendono le mosse, per innovare, nelle forme e nei colori, i propri manufatti, iniziando ad affiancare alla produzione della maiolica arcaica, in bruno e ramina, questa esplosione di blu.»
«La sfida è far rivivere il blu zaffera, o, meglio, il suo spirito. Una sfida in cui non si pongono limiti alle idee di artisti ed artigiani, in cui si utilizzeranno tutti mezzi espressivi possibili, quelli che ognuno ritiene i più adatti o più vicini alla propria sensibilità. Questo il senso di questa mostra, esplorare territori senza confini, partendo dal blu zaffera e tenendo presente che, quello che oggi è tradizione ormai consolidata, è stata, al suo tempo, grande innovazione.»
– Alessio Ferrari, conservatore del Museo
«Ognuno con il proprio codice, gli artisti hanno accolto questo blu profondo, i profili degli elementi naturali che lo hanno ispirato, gli spessori dello smalto, nel loro universo personale e creativo, dando vita ad un percorso che è nato da solo, naturalmente, in sfumature di colore e di emozione. Lavori che non sono figli del loro tempo, esattamente come non lo era la Zaffera all’inizio del ‘400, e come dovrebbe essere l’arte. Sganciata dallo spazio riservato alla storia, libera espressione del sentire di ieri, oggi, domani.»
– Benedetta Falteri, direttrice della Fondazione Museo Montelupo
LE OPERE IN MOSTRA
Ivana Antonini
Gli elementi utilizzati nell’opera in mostra sono semplici scarti di argilla normalmente destinati ad essere buttati o impastati in nuovi processi produttivi e che, invece, sono stati compattati in opere che hanno assunto le forme tipiche della tavola (piatti, tazze), rivestite solo parzialmente con lo smalto zaffera. Il lavoro segue un’ispirazione di origine domestica, proponendo riferimenti a oggetti di uso quotidiano.
Patrizio Bartoloni
Bartoloni applica a questo lavoro uno degli elementi che sono stati molto presenti nei suoi lavori artistici degli ultimi anni, ovvero il riferimento all’elemento primario della ceramica, alla terra, alla zolla d’argilla. Presenta quindi un’opera che vede nascere il colore nella terra nuda, immaginando di vedere emergere dalla terra di Montelupo le zolle blu cobalto.
Stefano Bartoloni
Pittore ceramista particolarmente affezionato al repertorio tradizionale e storico della ceramica di Montelupo, omaggia la Zaffera attraverso la riproduzione di due importanti opere presenti nella collezione del Museo. Si tratta di un bacile con zaffera a rilievo (Montelupo, 1430-50) e un boccale con zaffera tricolore (Montelupo, 1410-40).
Giulia Cantarutti
Questo progetto è una rivisitazione (nel blu della zaffera) della bourdaloue, vaso di porcellana immancabile nei corredi matrimoniali del ‘700. Sebbene ad un primo sguardo questo oggetto possa sembrare una zuppiera, esso è in realtà un vaso da notte, che veniva utilizzato ovunque per la sua praticità: a teatro, in carrozza e persino in chiesa.
Shilha Cintelli
In una performance partecipativa, ognuno potrà sovvertire la gravità, ma anche dominarla attraverso il gesto. La polvere di colore blu sarà lanciata da ogni partecipante sul piano di mattonelle, che assorbirà l’imprevedibilità e l’irrepetibilità dell’azione. Ognuno contribuirà alla realizzazione di un grande pannello collettivo, nel tentativo di fermare l’evanescenza della leggerezza.
Veronica Fabozzo
La figura femminile di questo lavoro e il suo blu intenso, ripreso da sfumature più chiare, cerca di cogliere l’essenza di questo colore, parlando di una realtà molto più grande della nostra dimensione umana, dove oltre ad una struggente tristezza e drammaticità si può leggere, nei velati toni più chiari, la quiete.
Carlotta Fantozzi
L’opera di Carlotta Fantozzi è un interrogativo sul concetto di equilibrio, sul limite che segna il passaggio tra una cosa e il suo opposto. Nei decori della zaffera, il colore è, tradizionalmente, in rilievo: ora, questo rilievo è la strada per il distacco, per la decontestualizzazione del
soggetto, per la sua esasperazione.
Beatriz Irene Scotti & Paola Ramondini
Il messaggio del progetto congiunto di Beatriz e Paola è più che mai attuale. Il blu della zaffera diventa il colore della grande profondità, della sapienza e della spiritualità, dell’infinito, del cielo e del mare: in poche parole, il colore della libertà. In questo cielo, verso il sole, si libra una colomba, universale simbolo di pace.
Paola Staccioli
Paola Staccioli reinterpreta il motivo della foglia di quercia, tipico della zaffera, applicandolo ad una teiera. La quercia, albero secolare, è il simbolo della forza e della robustezza; la sua foglia è, invece, leggera e delicata. Queste caratteristiche, all’apparenza opposte, sono capaci di
fondersi nella materia ceramica.
Eugenio Taccini
I lavori di Taccini presenti in mostra costituiscono un nucleo rappresentativo della ricerca che l’artista ha condotto su questo decoro, parte importante delle sue straordinarie rielaborazioni. Le sue zaffere, pur richiamando immediatamente il decoro originario, sono estremamente personali e riconoscibili, poste spesso su forme complesse e strutturate.
Marco Ulivieri
Ossido di Cobalto è una sintesi del linguaggio di Ulivieri e della sua evoluzione formale in ceramica. Il potere dell’ossido di cobalto, insieme al piombo utilizzato all’epoca, di restituire tridimensionalità alle preziose decorazioni delle Zaffere dialoga, nell’opera, con il grosso limite dello stesso materiale che poteva colare sulle superfici se sottoposto a cotture con temperature troppo elevate.
Serena Tani
Dagli incontri tra l’artista e gli ospiti della RSA Chiarugi sono nate le rielaborazioni del decoro blu zaffera, tipico del XV secolo: forme vegetali, fiori, foglie, ma anche figure femminili. I ricordi emergono emergono in superficie su steli fragili, a testimoniare un tempo passato. Sia l’artista che gli ospiti hanno poi realizzato, in argilla liquida, immagini libere, ognuno secondo le proprie possibilità fisiche e la persistenza della propria memoria.
Cantieri Montelupo 2022
Cantieri Montelupo 2022
La contemporaneità, la ceramica, la relazione a cura di Christian Caliandro
Un programma di residenze artistiche – curato da Christian Caliandro e sostenuto dalla Fondazione Museo Montelupo in occasione della rassegna Cèramica OFF – che ha unito, alla sua seconda edizione, l’arte visiva, la ceramica di Montelupo, le parole e le immagini che scaturiranno dal diario collettivo della comunità, chiamata in modo ancora più deciso alla relazione con il processo creativo, con la contemporaneità che alimenta e costruisce la tradizione manifatturiera di Montelupo.
Il termine cantieri scelto anche in questa edizione per designare il programma di residenze artistiche dell’estate 2022 (2-10 luglio; 16-24 luglio; 10-18 settembre) descrive il carattere sperimentale dei processi che esso intende attivare. Gli esiti delle residenze saranno poi esposti nella mostra Cantieri Montelupo 2022, dal 26 Novembre 2022 all’8 Gennaio 2023.
Le artiste coinvolte, infatti – Elena Bellantoni e Serena Fineschi, e la vincitrice della call per artisti under 30 per il premio di residenza, Elisa Merra – avvieranno una collaborazione con alcune realtà formative, artigianali e imprenditoriali del territorio, con cui condivideranno il loro metodo e il loro approccio creativo.
Elena Bellantoni
Mi sono seccata: il peso della Pesa
Venerdì 8 luglio 2022 alle ore 19 la cittadinanza di Montelupo è invitata a una passeggiata performativa, una camminata collettiva nel letto della Pesa insieme all’artista Elena Bellantoni, protagonista della prima residenza nell’ambito del progetto “Cantieri Montelupo” del Museo della Ceramica. Un momento di riappropriazione catartica di un luogo-simbolo della comunità e dell’identità del territorio.
Mi sono seccata è un lavoro di natura performativa, relazionale e scultoreo nato durante la residenza a Montelupo. Durante i primi giorni di workshop Elena Bellantoni ha voluto lavorare con i partecipanti sui concetti di relazione, contatto, spazio e reciprocità con il corpo attraverso dei gesti relazionali. Gli stessi gesti sono stati messi in connessione con il territorio Montelupino, soffermandosi in particolare sulla Pesa, come presenza/assenza del paesaggio di questa terra. I sassi bianchi addormentati sul letto raccontano la grande secca che si è formata nell’attesa di una pioggia che tarda ad arrivare, il fiume è sparito, si è ritirato, seccato.
L’artista ha così cercato di esplorare, attraverso una camminata performativa sulla Pesa, quello che resta del passaggio dell’acqua che ora non c’è più: un’azione a cielo aperto, un segno di land art, utilizzando l’argilla del luogo – la terra rossa di queste zone – per imprimere la memoria del mondo fluviale utilizzando delle lastre che ricalcano il paesaggio. Ne emerge una costellazione di segni, di reperti archeologici del suolo. Il mio corpo si sostituisce all’acqua: accarezza e si appoggia con il suo peso sulla Pesa: su pietre, legni, ciottoli.
Serena Fineschi
La primavera dell’impazienza
Più che opere, i suoi sono “tentativi di esorcizzare le ossessioni del quotidiano”. Ossessioni che riguardano spesso le relazioni tra le persone, le gestualità, il corpo che dona e che riceve; oppure, la grande storia della pittura; o la comprensione – e la mancata comprensione – dei meccanismi che regolano la società contemporanea. Il chewingum, per esempio, è uno dei paradigmi della nostra società: lo scartiamo, lo mettiamo in bocca, lo mastichiamo, lo assaporiamo fino a quando ne abbiamo voglia, e poi lo sputiamo. Questo, se ci pensiamo, è l’atteggiamento comune, generale, che attraversa ogni dimensione: rimaniamo in superficie, non riusciamo a entrare nello specifico, ad assimilare i concetti.
Il piedino – o birillo, o distanzatore – è l’elemento in assoluto più umile nel laboratorio di ceramica: è quello che fa tutto il lavoro sporco, per così dire (sostiene e distanzia gli altri oggetti all’interno del forno durante la cottura); è il superstite della cottura della ceramica presente in ogni bottega, è quell’elemento che si confonde con la produzione artigianale ed artistica, il più presente di tutti, instancabile e sottovalutato compagno di lavoro di tutti i ceramisti, scorticato e non curato. È realizzato dal torniante ed è di terracotta come gli oggetti più nobili appena escono dal forno. Solo che questi oggetti nel forno entreranno una seconda volta per la smaltatura, al massimo una terza per il “lustro”. Il piedino, invece, nel forno ci vive: viene cotto e ricotto trenta, cinquanta, cento, mille volte, e diventa un esploratore di questo spazio interno che è il forno, e la bottega ceramica. In un certo senso, e da un certo punto di vista, si potrebbe dire che il piedino sia la ceramica. A ben guardare, questo elemento così povero, senza apparente dignità, anche bistrattato e maltrattato – a volte cade, a volte invece viene scagliato per terra dallo stesso artigiano, in preda alla rabbia o alla stizza per un lavoro venuto male, e in entrambi i casi si scheggia e si sbrecca… -, della ceramica ha un’esperienza e una conoscenza vastissime. Immense.
Elisa Merra
Principi di mucchio
Il progetto si basa sulla realizzazione di un’installazione sonora ispirata al Pozzo dei Lavatoi con strutture in ceramica che fungano da generatrici di suoni. Il sonoro è frutto di raccolta di varie registrazioni avvenute durante la rottura di oggetti/pezzi in terracotta da parte dei partecipanti al workshop, nonché matrici viventi di tale progetto. La fase che segue la raccolta audio consiste nell’alterazione digitale di tale materiale al fine di suggerire la presenza esistenza di qualcosa di altro che vada oltre le ceramiche rinvenute nel pozzo a testimonianza di una vita passata. Ogni generatore simulerà nature differenti basate su una differente manipolazione del suono di partenza: il primo sarà fonte di moti d’acqua; i successivi saranno frutto delle suggestioni raccolte nello scambio avvenuto durante la seconda giornata di workshop assieme ai partecipanti.

IL CURATORE
Christian Caliandro (1979) è storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Nel 2006 ha vinto la prima edizione del Premio MAXXI-Darc per la critica d’arte contemporanea italiana. Ha pubblicato La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83 (Mondadori Electa 2008), Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e Italia Revolution. Rinascere con la cultura (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche Inpratica e Cinema. Collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minima&moralia”, “alfabeta2” e “Scenari”; ha scritto articoli per i quotidiani “Il Fatto Quotidiano” e “Il Corriere del Mezzogiorno”, e per le riviste “Domus” e “Inside”.









































































